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FAQ

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Rapporti
di taratura

Il rapporto di taratura non ha scadenza di per sè, la periodicità di taratura deve
essere decisa dall’utilizzatore in base all’utilizzo e alla criticità del processo nel quale
lo strumento viene utilizzato.
Rif. UNI EN ISO 10012:2004

Un certificato accredia può essere rilasciato solamente dai Laboratori accreditati ACCREDIA (LAT). Ogni centro viene valutato ed accreditato da ACCREDIA per ogni singola tipologia di strumento, ogni procedura operativa viene quindi approvata verificandone la rispondenza a norme tecniche specifiche ed alla UNI CEI EN ISO/IEC 17025.
I certificati ACCREDIA sollevano l’utilizzatore da qualsiasi obbligo di dimostrare a terze parti che le taratura sono state eseguite secondo quanto previsto dalla norma di riferimento del sistema di qualità dei centri di taratura (vedi UNI CEI EN ISO/IEC 17025) e con procedure approvate da ACCREDIA.
In genere si richiede un certificato ACCREDIA per gli strumenti che verranno utilizzati in azienda come campioni di riferimento per la verifica di altri strumenti, ad esempio Blocchetti Pianoparalleli, Anelli lisci, etc…
Un rapporto di taratura con riferibilità ai campioni nazionali invece è un documento emesso dal centro di taratura per assicurare la riferibilità metrologica dello strumento ai campioni nazionali ed internazionali di riferimento.
La validità di questi documenti deriva dalla qualifica del laboratorio stesso, dalle competenze tecniche degli operatori, dalla validità delle procedure applicate.
Per questo Quick Check si è sempre posta come vincoli inderogabili la certificazione del sistema qualità, la formazione continua del personale ed è sempre disponibile a verifiche ispettive da parte dei clienti sulla base della Check List della UNI CEI EN ISO/IEC 17025.
In genere si utilizzano rapporti di taratura con riferibilità per tutti quegli strumenti utilizzati direttamente per il collaudo del prodotto, es. Calibri, Micrometri, Comparatori, Manometri, etc. .

Il Rapporto di Taratura di uno strumento rappresenta un’istantanea dello stato di funzionamento dello strumento ed ha lo scopo di valutare le caratteristiche metrologiche dello strumento stesso al momento della taratura. Stabilire l’idoneità o la non idoneità dello strumento a determinati requisiti spetta esclusivamente all’utilizzatore finale in base all’uso che farà dello stesso. L’utilizzatore potrà riportare direttamente sul Rapporto di Taratura l’esito della verifica di idoneità, la data in cui è stata svolta e la firma del responsabile.

Non necessariamente gli strumenti di prima linea vengono utilizzati direttamente per la taratura dello strumento, potrebbero essere stati utilizzati per la taratura di uno strumento di seconda linea utilizzato direttamente nella taratura, in questo caso il campo “scadenza” dello strumento di prima linea non viene compilato in quanto la validità dello strumento di prima linea doveva essere in vigore nel momento della taratura dello strumento di seconda linea utilizzato e non nel momento della taratura dello strumento del cliente.

Significa che lo strumento di prima linea è stato utilizzato per la taratura di uno strumento di seconda linea, quindi troverete la relativa riga senza scadenza dello strumento di prima linea, poi è stato utilizzato direttamente nella taratura oggetto del rapporto, ma tra il primo ed il secondo evento è stato certificato nuovamente, quindi i riferimenti ai certificati sono diversi.

Questo caso si verifica quando durante il processo di taratura sono stati utilizzati direttamente solamente strumenti di prima linea.

Per rispondere a tale quesito occorre chiarire i seguenti concetti:
ERRORE DI MISURA (E):
Differenza tra il valore nominale ed il valore misurato.
INCERTEZZA DI TARATURA (U):
Grado di attendibilità della taratura.

Ogni misura effettuata durante la taratura è affetta da incertezza, tale incertezza è quella dichiarata nel rapporto di taratura ed è calcolata conformemente al documento EA-4/02.

Le procedure sono consultabili presso il laboratorio in fase di Verifica Ispettiva da parte del cliente.

Si, solamente in caso di accordo commerciale di fornitura verranno fornite al cliente le credenziali per l’accesso alla sezione riservata del sito da cui accedere alle informazioni relative alle tarature degli strumenti, e a tutti i documenti relativi.

CND

Nessuna. CND è l’acronimo di Controlli Non Distruttivi e NDT è l’acronimo di Non Destructive Test: entrambe si riferiscono a tecniche di controllo che permettono, senza distruggere il particolare in esame, di valutare la presenza di discontinuità superficiali e/o volumetriche nel materiale mediante l’applicazione di principi fisici quali ad esempio il magnetismo, la capillarità, la propagazione di onde ultrasonore, etc.

I CND o NDT sono dei metodi di controllo atti a verificare l’integrità dei materiali con lo scopo di identificare eventuali discontinuità attraverso l’impiego di strumentazioni differenti a seconda del principio fisico applicato. I principali metodi di controllo sono:
VT: Esame Visivo
PT: Liquidi penetranti
MT: Controllo Magnetico
UT: Controllo Ultrasuoni
ET: Controllo Correnti Indotte
RX: Controllo Radiografico
Alcuni degli scopi per usare un controllo non distruttivo sono:
  • Individuare imperfezioni, irregolarità e difetti sia superficiali che interne ai materiali
  • Analisi delle superfici sottoposte a lavorazioni meccaniche
  • Analisi dei particolari sottoposti a trattamenti termici e/o rivestimenti superficiali
  • Verifica presenza di cricche e imperfezioni su giunti saldati
  • Verifica di difetti su fusioni, forgiati prodotti delle lavorazioni primarie
  • Controllo di strutture di carpenteria metallica durante la fabbricazione
  • Monitoraggio e verifica usura dei particolari in esercizio
I metodi dei CND si possono suddividere in due categorie:
  • Superficiali;
  • Volumetrici.
I primi consentono il rilievo di difetti affioranti in superficie e/o presenti nella zona sub-superficiale. I secondi consentono l’individuazione di discontinuità che si trovano all’interno del pezzo con uno di questi metodi: Fanno parte dei CND superficiali i seguenti metodi:
  • esame visivo;
  • esame con liquidi penetranti;
  • esame magnetoscopico;
  • eddy current.
Appartengono ai CND volumetrici i seguenti metodi:
  • esame a ultrasuoni;
  • esame radiografico.
La scelta di un metodo anziché un altro è principalmente legata alla applicabilità del metodo e alla sua sensibilità e alle condizioni superficiali del particolare da esaminare.
L’esecuzione del metodo è solitamente descritta nella relativa norma o codice applicabile, oppure in una specifica del committente.
I limiti di accettabilità sono invece descritti nella relativa norma o codice di prodotto applicabile, oppure elencati nella specifica del committente.
L’esecuzione dei metodi CND è fondamentale venga eseguita da una figura idonea che abbia conseguito una abilitazione attraverso il superamento di un esame di qualifica.
Sia l’iter di qualifica che i compiti e le responsabilità del personale che svolge i CND sono fissate da specifiche norme che prevedono l’intervento di organismi terzi Accredidati (ad esempio RINA, IIS, BUREAU VERITAS, etc.).
La principale norma per la qualifica del personale addetto ai CND è la UNI EN ISO9712.
I Liquidi penetranti (PT) si usano per il controllo di difetti e cricche superficiali. Si tratta di un metodo molto diffuso. La metodologia di controllo è molto semplice e consiste nell’impiego di un liquido ad elevato coefficiente di penetrazione abbinato ad un altro liquido sviluppatore per evidenziare il difetto.
Questo esame consente l’individuazione di difetti solamente affioranti in superficie.

Il metodo CND a particelle magnetiche definito con il termine di “Magnetoscopia” e indicato con l’acronimo MT consiste nella ricerca di difetti superficiali e sub-superficiali sfruttando le proprietà ferromagnetiche dei materiali, quali il ferro e le leghe di ferro. Il principio di funzionamento si basa sulla capacità di tali materiali nel produrre una indicazione visiva dove siano presenti delle discontinuità fisico strutturale una volta sottoposti ad un campo magnetico indotto.

NO, il controllo Magnetico può essere fatto solo su pezzi ferromagnetici.

NO, il controllo Magnetico può essere fatto solo su pezzi ferromagnetici.

La lampada di Wood è sostanzialmente una semplice lampada a luce UV che permette di identificare, attraverso il principio della fluorescenza, eventuali imperfezioni, difetti o altro presenti sulla superficie esaminata. Le nuove Lampade UV possono essere anche a LED.

No, solamente superficiali, si tratta del metodo CND ricerca difetti base che consente di individuare solamente difetti superficiali affioranti. Per la rilevazione in profondità è necessario appoggiarsi ai metodi chiamati “Volumetrici”:
  • Radiografico
  • Ultrasuoni
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